La Biblioteca on-line
Informazione scientifica per il paziente oncologico
http://www.sostumori.org
L'informazione fornita è un'informazione scientifica generale: soltanto il
medico può, in base alla storia clinica e familiare di ogni paziente, dare informazioni
e consigli per il singolo caso specifico.
L'informazione contenuta in
queste pagine ha pertanto lo scopo di chiarire alcune problematiche ed alcuni
concetti generali per fare in modo che nel rapporto medico-paziente possa instaurarsi
più facilmente un dialogo costruttivo basato sulla fiducia reciproca.
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della Biblioteca on-line
Il tumore della mammella
testo originale dell'aprile 1999 - tradotto e validato nel giugno 1999
INDICE
- Introduzione
- Che cos'è
il cancro?
- La mammella
- I tumori della
mammella
- Fattori di rischio
- Diagnosi precoce
- Sintomi
- Diagnosi
- Trattamento
- Effetti collaterali
- Come alimentarsi
- Ricostruzione
della mammella
- Riabilitazione
- Follow-up
- Convivere con
il cancro
- Chi può
essere d'aiuto
- Speranze per il
futuro
- Le promesse della
ricerca oncologica
- Chiedere e ottenere
informazioni presso l'Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro
- Glossario
1. Introduzione
Il tumore della mammella è
il tipo di cancro più diffuso tra la popolazione femminile (dopo i tumori
della pelle). Ogni anno circa 30.000 donne scoprono di avere un cancro al seno.
Queste pagine intendono aiutare le pazienti colpite da tumore della mammella
e le loro famiglie e amici a saperne di più su questa malattia. Ci auguriamo
che anche altre persone leggano le informazioni che seguono e ne traggano un
utile insegnamento.
Nelle pagine seguenti parleremo di screening, diagnosi precoce, sintomi, diagnosi,
tipi di trattamento e riabilitazione. Sono disponibili anche informazioni su
come affrontare la malattia.
|
Il cancro della mammella
nell'uomo
Il tumore della mammella colpisce nel nostro paese circa 3.000 uomini
ogni anno. Nonostante queste pagine si rivolgano essenzialmente alle donne,
molte delle informazioni sui sintomi, la diagnosi, il trattamento e su
come convivere con la malattia sono valide anche per i lettori di sesso
maschile. (Ad eccezione della sezione Diagnosi precoce.
Infatti, i medici non raccomandano lo screening periodico per gli uomini).
|
La ricerca oncologica ha compiuto enormi progressi nella lotta contro il tumore
della mammella, garantendo una più lunga sopravvivenza e una migliore qualità
di vita alle pazienti. Inoltre, le conoscenze su questo tipo di tumore sono sempre
più approfondite.
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[Glossario]
2.
Che cos'è il cancro?
Il cancro può assumere varie
forme che mantengono un certo numero di caratteristiche comuni. Tutti i tipi
di cancro hanno origine nelle cellule, l'unità fondamentale di ogni organismo
vivente. Per meglio comprendere le differenze tra i vari tipi di cancro, è
necessario imparare qualche nozione sul normale funzionamento delle cellule
e sul processo di cancerizzazione.
Sono presenti nel nostro organismo numerosi tipi di cellule che in condizioni
normali crescono e si dividono in modo ordinato per produrre altre cellule necessarie
a garantire le funzioni vitali. Talvolta questo processo si trasforma in una
proliferazione incontrollata, dando luogo alla formazione di una massa di tessuto
aggiuntivo chiamato tumore. I tumori
possono essere benigni o maligni.
- I tumori benigni non
sono formati da cellule cancerose. Di solito vengono asportati e nella maggior
parte dei casi non danno luogo a recidive. Cosa molto importante, le cellule
dei tumori benigni non invadono i tessuti circostanti e non si diffondono
ad altre parti dell'organismo. I tumori benigni non mettono in pericolo la
vita dei pazienti.
- I tumori maligni sono
formati da cellule cancerose in grado di invadere e danneggiare i tessuti
e gli organi circostanti. Inoltre, le cellule maligne possono migrare dal
tumore originale e infiltrarsi nel circolo ematico o nel sistema
linfatico. E' questa la modalità di diffusione del cancro della
mammella, che può dare origine a tumori secondari. Il fenomeno di diffusione
del cancro ad altri organi viene chiamato metastasi.
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3.
La mammella
Ogni mammella è formata
da 15-20 sezioni sovrapposte chiamate lobi.
Ciascun lobo contiene numerosi piccoli lobuli
terminanti in decine di minuscoli bulbi che secernono il latte al termine della
gravidanza. I lobi, i lobuli e i bulbi sono collegati da sottili tubicini chiamati
dotti. I dotti si diramano sino al capezzolo,
situato al centro di una zona cutanea di colore scuro, l'areola.
Quantità variabili di tessuto adiposo si trovano negli spazi tra i lobuli
e i dotti. La mammella non contiene tessuto muscolare, ma sotto ogni seno sono
presenti i muscoli pettorali che ricoprono le costole.
In ciascuna mammella si intersecano inoltre vasi sanguigni e vasi linfatici,
che trasportano un fluido incolore denominato linfa.
I vasi linfatici conducono a piccoli organi a forma di fagiolo, i linfonodi.
Nell'ascella (sotto il braccio) sono
presenti diversi aggregati di linfonodi, così come sopra la clavicola,
nella zona pettorale e in molte altre parti del corpo.
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4.
I tumori della mammella
Il più comune tipo di cancro
della mammella ha origine nel rivestimento dei dotti ed è per questo
chiamato carcinoma duttale. Il carcinoma
lobulare, un'altra variante, si forma invece nei lobuli.
Quando il cancro diffonde dalla mammella, la presenza di cellule cancerose può
essere rilevata nei linfonodi ascellari.
Ciò rappresenta un incremento del rischio che altri organi, come ad esempio
le ossa, il fegato o i polmoni, siano stati raggiunti dalle cellule neoplastiche
attraverso il sistema linfatico o il circolo ematico.
Il tumore che si diffonde altrove mantiene lo stesso nome di quello originale
(primitivo). Si parla in questo caso di tumore della mammella metastatico, anche
se il tumore secondario si trova in un altro organo. I medici impiegano talvolta
il termine "tumore a distanza".
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5.
Fattori di rischio
Il rischio per una donna di essere
colpita da tumore mammario aumenta con l'età. L'incidenza di questa malattia
tra le donne al di sotto dei 35 anni è infatti molto bassa. Tutte le
donne dai 40 anni in su corrono il rischio di sviluppare un cancro al seno,
anche se la maggior parte dei casi si verifica nella popolazione femminile di
età superiore ai 50 anni. Il rischio è particolarmente elevato
oltre i 60 anni.
La ricerca ha dimostrato che i seguenti fattori contribuiscono ad aumentare
il rischio di sviluppare la malattia:
- Anamnesi di tumore della
mammella. Per le donne che hanno già avuto un cancro al seno il
rischio di recidiva è maggiore.
- Modificazioni genetiche.
Cambiamenti che interessano certi geni (BRCA1, BRCA2 ed altri) rendono le
donne più vulnerabili al carcinoma mammario. In famiglie in cui diversi
membri di sesso femminile siano stati colpiti dalla malattia, test genetici
sono in grado di dimostrare se una donna ha subito specifiche modificazioni
genetiche che ne accrescono la predisposizione a sviluppare il cancro. Per
queste donne, i medici consiglieranno metodi per ritardare o prevenire l'insorgenza
del tumore nonché controlli approfonditi per individuarne la presenza.
Per ulteriori informazioni sui test genetici, leggete la pagina dedicata a
Cause e Prevenzione nella sezione Le promesse
della ricerca oncologica.
- Storia familiare di carcinoma
mammario. Il rischio per una donna di sviluppare il cancro è maggiore
se la propria madre, sorella, figlia o altri membri femminili della famiglia,
ad esempio cugine, ne sono state colpite, specie se in giovane età.
- Modificazioni mammarie.
Chi ha avuto una diagnosi di iperplasia
atipica o di carcinoma lobulare in
situ (CLIS), è maggiormente soggetta ad ammalarsi di cancro.
Altri fattori associati ad un maggior rischio di carcinoma mammario comprendono:
- Densità della mammella.
Le donne di età superiore ai 45 anni per le quali la mammografia
abbia evidenziato almeno un 75% di tessuto denso sono maggiormente a rischio.
Una mammella densa contiene numerose ghiandole e legamenti che rendono più
difficoltosa l'identificazione di un tumore; in più, lo stesso tessuto
denso è associato ad un'aumentata possibilità di carcinoma mammario.
- Radioterapia.
Le donne sottoposte a radiazioni durante l'infanzia, specialmente per il trattamento
del morbo di Hodgkin, hanno maggiori probabilità di sviluppare un tumore
della mammella nel corso della vita. Secondo alcuni studi, più bassa
è l'età in cui si è ricevuta la terapia radiologica,
più tale rischio aumenta.
- Gravidanze tardive. Le
donne che hanno avuto figli dopo i 30 anni sono più soggette a rischio
di quelle che hanno partorito in giovane età.
Altri possibili soggetti a rischio sono le donne che hanno avuto la prima mestruazione
in età precoce (prima dei 12 anni), quelle in cui la menopausa
si è manifestata tardivamente (dopo i 55 anni), chi non ha mai avuto figli,
oppure chi si è sottoposta a terapia ormonale sostitutiva o ha fatto uso
di contraccettivi orali, ad alta percentuale estrogena e bassa concentrazione
progestinica, per lunghi periodi di tempo. Ognuno di questi fattori prolunga l'esposizione
dell'organismo femminile all'azione degli estrogeni, incrementando il pericolo
di insorgenza di tumore mammario. E' comunque importante rilevare che gli attuali
contraccetivi sono a basso conenuto estrogenico e quindi sono considerati a basso
rischio, ovvero non pericolosi.
Nella maggior parte dei casi, i medici non sanno spiegare i motivi che hanno indotto
un cancro della mammella. Alcuni studi hanno dimostrato che la maggioranza delle
donne affette da tumore al seno non presenta nessuno dei fattori
di rischio illustrati sopra, ad eccezione del rischio legato all'età.
Al contrario, un elevato numero di donne considerate a rischio per i suddetti
motivi viene risparmiato dalla malattia. Le cause del tumore della mammella sono
oggetto di approfonditi studi scientifici, svolti allo scopo di saperne di più
sui fattori di rischio e sui metodi di prevenzione.
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6.
Diagnosi precoce
Se un tumore della mammella viene
identificato e trattato precocemente, le possibilità di sopravvivenza
della paziente si moltiplicano. Ogni donna può svolgere un ruolo fondamentale
nella diagnosi precoce del cancro, sottoponendosi regolarmente a mammografia
e a visite senologiche (presso medici specialisti). Molto importante è
anche l'autoesame del seno.
La mammografia è il migliore strumento per diagnosticare precocemente
un carcinoma mammario, ancora prima dell'apparizione dei sintomi. Si tratta
di un particolare tipo di radiografia:
le tecniche di esecuzione differiscono da quelle impiegate per le radiografie
toraciche o di altre parti del corpo. La mammografia ha lo scopo di individuare
alterazioni mammarie in donne asintomatiche.
Il tumore viene talvolta scoperto dalla mammografia prima che si manifestino
chiari segni della sua presenza. Inoltre, questo esame può evidenziare
piccoli depositi di calcio nella mammella. Sebbene la maggior parte di questi
depositi sia di natura benigna, l'aggregazione di minuscoli granelli di calcio
(chiamati microcalcificazioni) può
rappresentare un sintomo precoce di cancro.
La mammografia, tuttavia, presenta alcune limitazioni, trascurando talvolta
di segnalare la presenza di un tumore (falso negativo) oppure indicando alterazioni
che ad un esame più accurato si rivelano non essere un cancro (falso
positivo). Una diagnosi precoce non implica la sopravvivenza certa della persona
colpita: in alcuni casi un tumore può proliferare rapidamente e generare
metastasi prima di essere scoperto.
Tuttavia, sottoporsi periodicamente a mammografia e a regolari visite senologiche
sarà utile per consentire al medico di diagnosticare e curare precocemente
un eventuale tumore. Secondo alcuni studi, la mammografia riduce il rischio
di mortalità da cancro della mammella. Gli esperti raccomandano che sin
dall'età di 40 anni ogni donna vi si sottoponga regolarmente, ad intervalli
di 2 anni; però nei casi in cui vi sia della familiarità, ovvero la presenza
di una parente di primo grado con storia di tumore mammario, è opportuno sottoporsi
all'esame annualmente.
Parlate con il medico dei fattori che incrementano il rischio di cancro mammario.
Le donne a rischio di ogni età dovrebbero informarsi su quando è
opportuno iniziare e quanto spesso effettuare la mammografia ed altri tipi di
esami al seno.
Alcune donne praticano ogni mese l'autoesame del seno per verificare l'esistenza
di eventuali anomalie. Durante l'autopalpazione, bisogna tenere a mente che
il seno è diverso da donna a donna e che molti cambiamenti sono causati
dall'età, dal ciclo mestruale,
da una gravidanza, dalla menopausa,
dall'assunzione della pillola contraccettiva o di altri ormoni.
Una certa nodosità e irregolarità delle mammelle sono normali,
così come il gonfiore e la consistenza molle che si riscontrano immediatamente
prima o durante il periodo mestruale. Ricordate che per le donne di oltre 40
anni l'autoesame mensile non sostituisce regolari mammografie e visite senologiche
effettuate da uno specialista.
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7.
Sintomi
Il dolore al seno non è
un sintomo di carcinoma mammario. Infatti, allo stadio iniziale il tumore può
essere totalmente asintomatico. Tuttavia, nel corso del proprio sviluppo produce
cambiamenti che ogni donna dovrebbe saper riconoscere:
- Una protuberanza o ispessimento
nella mammella o nella zona ascellare;
- Variazioni delle dimensioni
o della forma della mammella;
- Secrezione
di liquido dal capezzolo, sua consistenza molle oppure retrazione;
- Rilievi o infossamenti sulla
superficie della mammella (pelle "a buccia d'arancia");
- Cambiamento dell’aspetto della
pelle della mammella, del capezzolo o dell’areola (arrossamento, aspetto squamoso,
gonfiore) o sensazione di calore avvertita in tali zone.
Consultate il medico se notate uno
di questi sintomi. Molto spesso si tratterà di un falso allarme, ma un
parere professionale servirà ad individuare qualunque tipo di problema
e a risolverlo nel più breve tempo possibile.
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8.
Diagnosi
Anomalie rilevate dalla mammografia
in una certa zona della mammella, un nodulo od altre modificazioni possono essere
segnali della presenza di un cancro oppure di disturbi di minore importanza.
Il medico cercherà di accertarne le cause attraverso una visita accurata
e ponendovi domande sulla vostra storia clinica e familiare. In più,
potrà prescrivervi uno degli esami descritti nelle pagine successive.
- Palpazione.
Il medico appurerà la natura di un nodulo (per determinarne le dimensioni,
la composizione, la mobilità) tramite un'attenta palpazione della zona
interessata. I noduli benigni hanno una diversa consistenza rispetto a quelli
cancerosi.
- Mammografia.
La radiografia della mammella fornirà al medico importanti informazioni
sul nodulo in questione. Se questo esame rivelasse una zona sospetta o poco
chiara, un'ulteriore radiografia potrà rendersi necessaria.
- Ecografia. L'esame impiega
onde sonore ad alta frequenza per scoprire se un nodulo è di natura
solida o se contiene liquido. E' praticato spesso in associazione alla mammografia.
In base ai risultati dei suddetti esami,
il medico deciderà che nessun ulteriore accertamento è necessario
e non prescriverà alcun tipo di trattamento. (In tal caso, consiglierà
alla paziente di ripresentarsi per regolari controlli, in modo da individuare
per tempo eventuali cambiamenti).
Tuttavia, spesso è utile prelevare campioni di fluido o di tessuto per
formulare una diagnosi precisa. Il medico indicherà quindi alla paziente
il nominativo di un chirurgo o di un senologo a cui rivolgersi per i seguenti
esami:
- Agoaspirato.
Un ago sottile viene usato per prelevare un campione di fluido da un nodulo
mammario: l'esame citologico rivelerà se si tratta di una cisti contenete
fluido (lesione non cancerosa) o di una massa solida (lesione che potrebbe
essere cancerosa oppure no). L'analisi citologica del fluido prelevato da
una cisti potrebbe rivelarsi superflua.
- Agobiopsia. Tecnica particolare
che permette di prelevare un campione di tessuto da un'area risultata sospetta
alla mammografia ma non palpabile. Il tessuto asportato dall'agobiopsia è
inviato ad un patologo per l'esame cito-istologico.
- Biopsia escissionale. Il
chirurgo asporta il nodulo in parte o interamente e lo invia ad un patologo
per l'esame cito-istologico.
Le più comuni domande che potreste
desiderare di porre al medico prima di una biopsia sono:
- Quale tipo di biopsia è
più indicato per il mio caso? Perché?
- Quanto durerà? Sarò
sotto l'effetto di un anestetico? E' un esame doloroso?
- Dopo quanto tempo conoscerò
i risultati?
- Se scoprirò di avere
il cancro, a chi dovrò rivolgermi per il trattamento? Quando?
Ho il cancro
Se gli esami dimostrano che avete
il cancro, il patologo vi dirà di che tipo di tumore si tratta (se ha
avuto origine in un dotto o in un lobulo) e se è invasivo
(cioè se si è diffuso nel tessuto mammario circostante).
Speciali test di laboratorio forniranno all'oncologo maggiori informazioni sul
tumore. Ad esempio, il test di determinazione
del recettore ormonale (degli estrogeni
e del progesterone) è in grado
di stabilire la sensibilità del cancro all'azione degli ormoni. Un risultato
positivo implica che gli ormoni contribuiscono alla proliferazione del tumore,
il quale risponderà probabilmente ad una terapia
ormonale. Per ulteriori informazioni sull'endocrinoterapia leggete la sezione
Trattamento. Altri test riveleranno se la crescita del cancro avviene lentamente
o in modo rapido. Il medico potrà ritenere opportune altre radiografie
o esami del sangue, oltre a particolari esami ad ossa, fegato e polmoni per
valutare l'esistenza di eventuali metastasi.
Se gli esami dimostrano che siete affette da tumore, potreste desiderare di
chiedere al medico:
- Che tipo di cancro ho? E' invasivo?
- Quali sono i risultati del test
di determinazione del recettore ormonale? Quali altri esami sono stati effettuati
sul tessuto tumorale e che esito hanno dato?
- Che influenza avranno i suddetti
risultati sulla scelta della terapia e dei successivi esami da praticare?
Il medico potrà consigliare
di rivolgervi ad uno specialista in oncologia o forse voi stesse desidererete
consultarne uno. Il trattamento inizia di solito entro alcune settimane dalla
diagnosi. Avrete pertanto a disposizione tutto il tempo necessario per definire
con il medico la scelta della terapia più adatta, per ottenere un secondo
parere e per preparare voi stesse e i vostri familiari.
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9.
Trattamento
Grazie alla ricerca costante di
nuovi metodi terapeutici, le donne affette da tumore possono oggi più
che mai contare su diverse possibilità di cura e nutrire maggiori speranze
di sopravvivenza. La scelta della terapia dipende dalle dimensioni e dalla localizzazione
del tumore all'interno della mammella, dai risultati degli esami praticati (compreso
il test di determinazione del recettore ormonale) e dallo stadio
(o estensione) della malattia. Nella pianificazione di un programma terapeutico
specifico per ogni paziente, il medico terrà conto di diversi fattori,
tra cui l'età, il fatto di aver avuto o meno la menopausa, le condizioni
generali e le dimensioni del seno.
Molte donne vorranno sapere tutto il possibile sulla propria malattia e sulle
opportunità terapeutiche, in modo da partecipare attivamente alla scelta
di un trattamento, e rivolgeranno quindi numerosi interrogativi ai medici, dimostrando
la loro preoccupazione al riguardo.
Il medico è la persona più indicata per rispondere a tutte le
domande sul trattamento: a quale terapia verrà sottoposta la paziente,
quale risultato ci si aspetta di ottenere e gli eventuali effetti collaterali.
Altre curiosità riguarderanno gli eventuali cambiamenti dell'aspetto
fisico in seguito alla terapia e la possibilità di continuare o meno
le normali attività. Inoltre, alcune pazienti vorranno valutare con il
proprio medico la partecipazione a studi
clinici, cioè a test su nuovi metodi terapeutici. Vedi la pagina
sugli "Studi clinici" nella sezione "Le promesse della ricerca
oncologica" per maggiori dettagli.
Spesso è utile predisporre un elenco di domande prima dell'appuntamento
con il medico. Per meglio ricordare le risposte, potrete prendere appunti o
farvi accompagnare da un familiare o da un amico/a che partecipi alla discussione,
prenda appunti o semplicemente ascolti.
Ecco alcune possibili domande che potreste desiderare di porre al medico prima
dell'inizio del trattamento:
- Quali sono i tipi di trattamento
possibili?
- Quali sono i benefici previsti
per ogni tipo di trattamento?
- Quali rischi ed effetti collaterali
presuppone ogni terapia?
- Sono attualmente in fase di
studio nuove modalità di trattamento? Nel mio caso sarebbe appropriato
partecipare a uno studio clinico?
C'è molto da imparare sul tumore della mammella e sulle varie terapie applicabili:
non stupitevi pertanto se vi si presenteranno sempre nuovi interrogativi o se
non comprenderete tutte le risposte immediatamente. Capiteranno numerose altre
occasioni per chiedere spiegazioni e chiarimenti al vostro medico.
Pianificazione del trattamento
Prima dell'inizio della terapia,
potreste sentire il bisogno di ascoltare il parere di un altro medico in merito
alla diagnosi espressa sul vostro caso e il programma di trattamento. Saranno
necessarie una settimana o due per ottenere un appuntamento, ma non preoccupatevi:
secondo alcuni studi, un lieve ritardo (sino a diverse settimane) dell'inizio
del trattamento non ne riduce l'efficacia. Ecco alcuni modi per trovare un medico
a cui chiedere un secondo parere:
- Il medico curante vi potrà
indirizzare verso uno o più specialisti, come chirurghi, medici oncologi,
chirurghi plastici e oncologi radioterapisti,
che talvolta prestano la loro opera presso centri oncologici o specifici centri
di cura dei tumori mammari.
- I nominativi di specialisti
sono reperibili anche presso un ospedale o la facoltà di medicina dell'Università.
Tipi di Trattamento
I tipi di trattamento del carcinoma
mammario possono essere locali o sistemici.
Le terapie locali mirano ad asportare, distruggere o controllare le cellule
cancerose di una determinata zona. La chirurgia e la radioterapia sono trattamenti
locali. Le terapie sistemiche distruggono o controllano le cellule cancerose
diffuse in tutto l'organismo. La chemioterapia
e l'endocrinoterapia sono trattamenti sistemici. Una singola paziente potrà
ricevere solo una forma di trattamento o una combinazione di questi praticati
uno alla volta o in successione.
L'intervento chirurgico è il trattamento più diffuso nel
caso di tumore della mammella. Esistono diverse tipologie di intervento, sulle
quali il medico vi fornirà ampi dettagli discutendo con voi i rischi
e i benefici illustrando come ognuno di essi influirà sull'aspetto fisico
della mammella. L'operazione di asportazione della mammella (o di una consistente
porzione di tessuto mammario) si chiama mastectomia.
La ricostruzione della mammella è
un intervento praticabile contemporaneamente alla mastectomia o in un secondo
tempo. Un'operazione che asporta il tumore ma non l'intera mammella è
denominato intervento di chirurgia conservativa. La tumorectomia
e la mastectomia segmentaria (o mastectomia
parziale) sono esempi di chirurgia conservativa. Di solito, sono seguite da
sedute di radioterapia allo scopo di distruggere ogni cellula cancerosa residua.
Nella maggior parte dei casi, il chirurgo asporta anche i linfonodi ascellari
per verificare se le cellule tumorali abbiano o meno invaso il sistema
linfatico.
La tumorectomia è l'asportazione
del tumore mammario e di una piccola porzione di tessuto circostante; spesso
anche i linfonodi ascellari vengono rimossi.
La mastectomia segmentaria è
l'asportazione del tumore e di una più estesa quantità di tessuto
circostante. Occasionalmente, viene asportata anche una parte del rivestimento
dei muscoli pettorali e in alcuni casi i linfonodi ascellari.
La mastectomia totale (semplice) è
l'asportazione dell'intera mammella. Talvolta vengono asportati anche i linfonodi
ascellari.
La mastectomia radicale modificata consiste
nell'asportazione dell'intera mammella, della maggior parte dei linfonodi ascellari
e spesso del rivestimento dei muscoli pettorali. Il muscolo pettorale piccolo
viene inoltre rimosso per permettere l'asportazione dei linfonodi.
La mastectomia radicale (chiamata anche
mastectomia secondo Halsted) è l'asportazione della mammella, dei muscoli
pettorali, di tutti i linfonodi ascellari e di porzioni di cute e di tessuto
adiposo. Per molti anni questo tipo di intervento è stato praticato su
gran parte delle donne colpite da carcinoma mammario, ma oggi i chirurghi vi
fanno ricorso molto raramente, solo nei casi in cui il tumore abbia invaso i
muscoli pettorali.
Dopo una mastectomia, è possibile optare per un intervento di ricostruzione
della mammella (cioè un'operazione chirurgica che restituisce al seno
la forma originaria). Se avete preso in considerazione l'idea di sottoporvi
a un intervento ricostruttivo, parlatene con un chirurgo plastico prima della
mastectomia.
Ecco una serie di domande che potreste voler rivolgere al medico prima di un
intervento chirurgico:
- Che tipo di intervento è
il più adeguato al mio caso? Quale mi consiglia?
- Potrò sottopormi ad un
intervento di chirurgia ricostruttiva seguito da sedute di radioterapia?
- I miei linfonodi saranno asportati,
in parte o totalmente? Perché?
- Come mi sentirò dopo
l'operazione?
- L'intervento lascerà
cicatrici? Che aspetto avranno?
- Se deciderò di sottopormi
a un'operazione di chirurgia plastica per la ricostruzione della mammella,
come e quando avverrà? Mi può indicare il nome di un chirurgo
plastico a cui rivolgermi?
- Dovrò eseguire specifici
esercizi?
- Quando potrò riprendere
le mie attività abituali?
La terapia radiante (o
radioterapia) consiste nell'uso di radiazioni ad alta energia per distruggere
le cellule cancerose e impedirne la crescita. I raggi partono da una sorgente
radioattiva esterna al corpo della paziente e vengono indirizzati verso la mammella
con l'aiuto di una macchina (radioterapia esterna). Le radiazioni sono talvolta
erogate da sorgenti radioattive impiantate direttamente nella mammella e contenute
in sottili tubicini di plastica (radioterapia interna intracavitaria). Alcune
donne sono sottoposte ad entrambi i tipi di radioterapia.
Nel caso di radioterapia esterna, il trattamento verrà eseguito giornalmente
presso un ospedale o clinica. Se la radioterapia è successiva ad un intervento
di chirurgia ricostruttiva, le sedute si svolgeranno 5 giorni alla settimana
per 5 o 6 settimane. Al termine di questo periodo, il radioterapista indirizzerà
verso il sito in cui il tumore era localizzato un’erogazione supplementare (interna
od esterna) di radiazioni. Le pazienti sottoposte a quest'ultimo tipo di terapia
resteranno ricoverate per un breve periodo in ospedale sino alla rimozione degli
impianti.
La radioterapia, da sola o in combinazione con la chemioterapia o l'endocrinoterapia,
viene prescritta talvolta prima di un'operazione chirurgica allo scopo di distruggere
le cellule tumorali e ridurre le dimensioni della neoplasia, specie nei casi
in cui il tumore è di grosse dimensioni o non facilmente asportabile
dal chirurgo.
Prima di sottoporvi alla radioterapia, potreste voler rivolgere al medico le
seguenti domande:
- Perché ho bisogno di
questo tipo di trattamento?
- Quali sono i rischi e gli effetti
collaterali della radioterapia?
- Quando inizierò il ciclo
di trattamento? Quando si concluderà?
- Come mi sentirò durante
questo periodo?
- Cosa posso fare per trarre il
massimo beneficio dalla cura?
- Potrò continuare le mie
normali attività?
- Che aspetto avrà il mio
seno al termine del trattamento?
- Quante probabilità esistono
che il tumore si ripresenti?
La chemioterapia consiste
nell'impiego di farmaci anti-cancro per distruggere le cellule tumorali. Nel
caso di carcinoma mammario, si somministra di solito una combinazione di farmaci,
per bocca oppure per endovena. In entrambi i casi, la chemioterapia è
una terapia sistemica, perché i farmaci entrano nel circolo ematico diffondendosi
per tutto l'organismo.
La chemioterapia è somministrata in cicli: a un periodo di trattamento
segue un periodo di riposo, poi un altro di trattamento e così via. Molte
donne ricevono la chemioterapia in un ambulatorio ospedaliero, altre presso
lo studio del proprio medico, o a casa. Tuttavia, a seconda del tipo di medicinale
impiegato e delle condizioni di salute della paziente, il ricovero in ospedale
si rende talvolta necessario.
L'endocrinoterapia mira a bloccare l'azione degli ormoni sulle cellule
tumorali. Questo tipo di terapia prevede in certi casi l'uso di farmaci che
modificano il funzionamento ormonale, oppure l'asportazione chirurgica delle
ovaie, produttrici degli ormoni femminili.
Come la chemioterapia, anche la terapia ormonale si può definire sistemica,
perché interessa tutte le cellule dell'organismo.
Ecco una serie di domande che le pazienti si porranno sulla chemioterapia e
sull'endocrinoterapia:
- Perché mi è stato
prescritto questo trattamento?
- Che tipo di farmaci mi saranno
somministrati? Quale sarà il loro effetto?
- Si presenteranno effetti collaterali?
Cosa posso fare per tenerli sotto controllo?
- Se la cura migliore per il mio
caso è la terapia ormonale, avrà più successo un trattamento
farmacologico o un intervento chirurgico?
- Quanto durerà la cura?
Scelta del
trattamento
La scelta del trattamento migliore
è molto complessa e viene spesso influenzata dal giudizio del medico
e dai desideri delle pazienti.
La scelta di una terapia dipende da diversi fattori: l'età della paziente,
il fatto che abbia avuto o no la menopausa, le sue condizioni generali di salute,
le dimensioni, la localizzazione e lo stadio del tumore, se il medico ha sentito
i linfonodi ascellari alla palpazione, e dalle dimensioni della mammella. Si
prendono inoltre in considerazione certe caratteristiche delle cellule tumorali
(ad esempio se la loro crescita è influenzata dall'azione ormonale).
Il fattore più importante è lo stadio del tumore, che si basa
sulle dimensioni della neoplasia e sull'eventuale esistenza di metastasi. La
sezione seguente riporta alcune brevi descrizioni degli stadi di un tumore mammario
e i trattamenti più frequentemente applicati per ogni caso (talvolta
altri tipi di cura si ritengono più appropriati).
- Lo stadio 0 è
detto anche carcinoma non invasivo o carcinoma in situ.
Il termine carcinoma lobulare in situ o CLIS si riferisce ad una proliferazione
cellulare anomala all'interno del rivestimento di un lobulo. Raramente evolve
in un tumore invasivo. Tuttavia, la sua presenza segnala che la donna è
soggetta ad un rischio elevato di sviluppare un tumore ad entrambe le mammelle.
Ad alcune donne colpite da CLIS viene somministrato un farmaco chiamato tamoxifene
che aiuta a prevenire il cancro della mammella, oppure possono scegliere di
partecipare a studi in cui si sperimentino gli effetti di nuovi trattamenti
di prevenzione. Altre non ricevono alcun tipo di trattamento, ma vengono invitate
dal medico a ripresentarsi regolarmente per un controllo. Ad altre ancora
vengono asportate entrambe le mammelle per impedire la crescita del tumore
(in molti casi la dissezione dei linfonodi ascellari non è necessaria).
Il termine carcinoma duttale in situ, chiamato anche carcinoma intraduttale
o CDIS, si riferisce ad una proliferazione cellulare di natura neoplastica
ne tessuto di rivestimento di un dotto che non ha invaso il tessuto mammario
circostante. In mancanza di un trattamento adeguato per questa lesione, le
cellule cancerose potrebbero con il tempo uscire dal dotto e diffondersi nel
tessuto circostante, dando luogo ad un carcinoma mammario invasivo. I più
frequenti tipi di trattamento per le pazienti colpite da CDIS sono la mastectomia
oppure un intervento di chirurgia ricostruttiva seguito da un ciclo di radioterapia.
Non comporta di solito l'asportazione dei linfonodi ascellari. Parlate con
il medico in merito ad un eventuale impiego del tamoxifene come trattamento
alternativo.
- Gli stadi I e II si attribuiscono
a forme precoci di carcinoma mammario, di tipo però invasivo. Allo
stadio I le cellule tumorali non si sono diffuse oltre la mammella e il tumore
ha un diametro di circa 2 cm. Lo stadio II può comprendere uno dei
seguenti casi: il tumore mammario ha circa 2 cm di diametro e ha invaso i
linfonodi ascellari; il tumore misura da 2 a 5 cm di diametro con o senza
invasione dei linfonodi; oppure il tumore misura più di 5 cm ma i linfonodi
non sono invasi.
In casi di carcinoma mammario di stadio non avanzato si interviene con terapia
chirurgica ricostruttiva seguita da radioterapia come forma di trattamento
locale primitivo, oppure si pratica una mastectomia associata o meno ad un
intervento di ricostruzione del seno (chirurgia plastica). A volte un ciclo
di terapia radiante viene praticato sulla parete toracica dopo la mastectomia.
Entrambi gli approcci sono validi per la cura di un tumore di stadio non avanzato.
La scelta tra la chirurgia ricostruttiva e la mastectomia dipende in gran
parte dalle dimensioni, dalla localizzazione e da altre caratteristiche del
tumore, dalle dimensioni della mammella nonché dal grado di interesse
della paziente a mantenere l'aspetto originario del proprio seno. In entrambi
i casi i linfonodi ascellari vengono rimossi.
Molte donne con tumori di stadio I e la maggior parte delle pazienti con tumori
di stadio II ricevono la chemioterapia e/o la terapia ormonale in aggiunta
alla chirurgia o alla chirurgia associata alla radioterapia. Questo trattamento
complementare si chiama terapia adiuvante
e si prefigge la distruzione di tutte le cellule cancerose residue per prevenire
lo sviluppo di una recidiva o di metastasi.
- Lo stadio III è
definito anche tumore localmente avanzato: il tumore mammario è di
grosse dimensioni (più di 5 cm di diametro) e si è esteso ai
linfonodi o ai tessuti adiacenti. Il carcinoma mammario infiammatorio è
un tipo di cancro localmente avanzato.
Il trattamento più frequente per le pazienti con tumore di stadio III
comprende una terapia locale mirante a distruggere il cancro alla mammella,
in associazione ad una terapia sistemica che impedisca la formazione di metastasi.
Il trattamento locale consisterà verosimilmente in un intervento chirurgico
e/o radioterapia alla mammella e alla zona ascellare, mentre il trattamento
sistemico prevederà cicli chemioterapici, endocrinoterapia o entrambi,
prima o dopo il trattamento locale.
- Stadio IV significa carcinoma
mammario metastatico. Il tumore si è esteso dalla mammella ad altri
organi.
In questo caso l'oncologo prescriverà la chemioterapia e/o la terapia
ormonale per uccidere le cellule tumorali e tenere la malattia sotto controllo.
La paziente si sottoporrà ad interventi di chirurgia o di radioterapia
per il trattamento del tumore mammario, mentre la radioterapia contribuirà
alla cura delle metastasi.
- Il tumore si dice palindromico
o ricorrente quando si ripresenta nonostante la terapia. Anche nel caso
in cui si sia avuta l'impressione di aver completamente asportato o distrutto
il cancro, la malattia talvolta riappare poiché non sono state individuate
le cellule cancerose residue o perché il tumore si era già diffuso
prima della terapia. Molto spesso, i fenomeni di ricorrenza si verificano
entro 2 o 3 anni dal trattamento, ma il tumore della mammella può ripresentarsi
anche dopo un numero superiore di anni.
Lo sviluppo di recidive nella sola zona di asportazione chirurgica è
chiamato palindromia locale. Se il cancro riappare in altri organi, si definisce
carcinoma mammario metastatico. Le pazienti riceveranno un solo tipo di trattamento
o una combinazione di terapie.
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[Glossario]
10.
Effetti collaterali
Limitare gli effetti delle terapie
anticancro alle sole cellule tumorali non è facile, pertanto in certi
casi anche le cellule e i tessuti sani subiranno un danno, producendo così
effetti collaterali indesiderati.
Gli effetti collaterali provocati dalle diverse terapie variano da persona a
persona e persino da un tipo di trattamento a quello praticato successivamente.
I medici si sforzano di pianificare il trattamento, in modo da mantenere i problemi
sotto controllo, e osservano le reazioni delle pazienti con attenzione per intervenire
all'insorgere dei primi disturbi.
Effetti collaterali della terapia chirurgica
Dopo un intervento chirurgico
si potrà avvertire per un certo periodo di tempo una sensazione dolorosa nella
zona interessata, per cui sarà opportuno farsi consigliare dal medico
il più appropriato trattamento antidolorifico o riabilitativo. Inoltre,
qualunque operazione comporta un rischio di infezione, lentezza del processo
di cicatrizzazione, emorragia o reazioni all'anestesia. Avvertite immediatamente
il medico o il personale infermieristico se questi disturbi si presentano.
L'asportazione di una delle due mammelle può produrre uno sbilanciamento del
peso corporeo in donne dal seno di grosse dimensioni. In più saranno
da prevedere un aumento della tensione cutanea nella zona mammaria e un irrigidimento
dei muscoli del braccio e della spalla. Dopo una mastectomia, alcune donne perdono
permanentemente l'uso di questi muscoli, ma nella generalità dei casi
si tratta di una perdita di forze e di limitazione dei movimenti temporanee.
Il medico, il personale assistente o il fisioterapista raccomanderanno esercizi
particolari per aiutare a recuperare la mobilità del braccio e della
spalla.
Il bisturi potrebbe danneggiare o recidere i nervi, provocando di conseguenza
intorpidimento e formicolio al petto, alla zona ascellare, alla spalla e al
braccio, sensazioni che scompariranno entro alcune settimane o mesi. Per alcune
donne, tuttavia, la ridotta sensibilità di queste parti potrebbe essere
permanente. L'asportazione dei linfonodi ascellari diminuirà l'afflusso
di linfa, che si accumulerà nel braccio e nella mano causandone gonfiore
(linfoedema). Tali zone dovranno essere
protette da ferite o escoriazioni anche dopo molto tempo dall'operazione. Chiedete
al medico come comportarvi in caso di tagli, graffi, punture di insetti o altri
tipi di lesione. Contattatelo anche se un'infezione dovesse svilupparsi nel
braccio o nella mano.
Effetti collaterali della radioterapia
L'oncologo radioterapista fornirà
spiegazioni sui possibili effetti collaterali della radioterapia, compresi quelli
meno frequenti che potrebbero interessare cuore, polmoni e costole. Uno dei
più comuni effetti collaterali risulta in un senso di spossatezza, specie
nelle ultime settimane di trattamento e per un periodo successivo. Riposarsi
nel periodo di terapia è importante, comunque i medici consigliano di
solito ai pazienti di mantenere un certo grado di attività a seconda
delle proprie forze. La pelle dell'area irradiata tenderà ad arrossarsi,
diventare secca, molle e pruriginosa, mentre verso la fine del ciclo terapeutico
sarà umida e "trasuderà" facilmente. Un'esposizione prolungata
all'aria della parte trattata aiuterà la pelle a guarire più in
fretta. Per evitare lo strofinamento di reggiseni e di alcuni capi di abbigliamento
che potrebbe causare irritazioni, è consigliabile indossare abiti larghi
e di cotone. La cura della propria cute sarà fondamentale in questo periodo,
pertanto assicuratevi presso il medico che l'uso di deodoranti, lozioni o creme
sulla parte irradiata sia consentito. Gli effetti della radioterapia sulla pelle
sono temporanei, e scompariranno gradualmente dopo la fine del trattamento,
anche se il colore della pelle potrà modificarsi definitivamente.
Per la maggior parte delle donne, il seno manterrà lo stesso aspetto
dopo la radioterapia. Occasionalmente, la mammella trattata sembrerà
più soda oppure più grande (a causa di un edema, cioè un
maggiore accumulo di liquido) o più piccola (in seguito a modificazioni
tissutali). Per alcune donne la pelle diviene più sensibile dopo la radioterapia,
per altre la sensibilità diminuisce.
Effetti collaterali della chemioterapia
Gli effetti collaterali della
chemioterapia dipendono principalmente dai farmaci somministrati alla paziente.
Analogamente a quanto avviene per altri tipi di terapia, essi variano da persona
a persona. In genere, i farmaci antitumorali colpiscono le cellule che si dividono
rapidamente, come le cellule ematiche, che combattono le infezioni, favoriscono
la coagulazione del sangue e trasportano ossigeno in tutto l'organismo. Quando
i medicinali chemioterapici agiscono su queste cellule, la paziente sarà
maggiormente soggetta a infezioni, lividi o emorragie e si stancherà
facilmente durante e dopo il trattamento. Le cellule dei follicoli piliferi
e quelle che rivestono il tratto digestivo si dividono altrettanto rapidamente.
Altri effetti della chemioterapia sono la caduta dei capelli, la perdita dell'appetito,
nausea, vomito, diarrea o dolori alla bocca. Attualmente molti di questi disturbi
sono controllabili grazie ai farmaci antiemetici (che riducono o bloccano il
senso di nausea) ed altri ritrovati farmacologici. Gli effetti collaterali hanno
di solito breve durata, in quanto scompaiono gradualmente durante il periodo
di riposo del ciclo di chemioterapia o dopo il termine del trattamento.
La moderna chemioterapia provoca raramente effetti a lungo termine, ma si sono
registrati casi di indebolimento cardiaco o di insorgenza di tumori secondari
come ad esempio la leucemia (tumore delle cellule ematiche). Inoltre, alcuni
farmaci anticancro sono dannosi per le ovaie. Se queste sospendono la produzione
di ormoni, la donna avvertirà i sintomi tipici della menopausa, quali
vampate e secchezza vaginale, irregolarità o cessazione del ciclo mestruale
e sterilità. Tuttavia, alcune
donne restano fertili durante la chemioterapia. Dato che si ignorano i possibili
effetti sul feto, sarà bene consigliarsi con il medico su appropriati
metodi contraccettivi prima dell'inizio del trattamento. Al termine del trattamento,
in base ai farmaci utilizzati, alcune donne possono riacquistare la capacità
di concepire un figlio.
Effetti collaterali dell’endocrinoterapia
La terapia ormonale provoca svariati
effetti collaterali, che dipendono in larga misura dal tipo specifico di farmaco
o trattamento e variano da paziente a paziente. Il tamoxifene costituisce una
delle terapie ormonali più comuni: esso blocca l'azione degli estrogeni
ma non ne arresta la produzione. L'assunzione di tamoxifene può dar luogo
a vampate, irritazione o secrezioni vaginali e mestruazioni irregolari. Segnalate
al medico qualsiasi perdita ematica inconsueta. Nelle giovani donne trattate
con tamoxifene la fertilità potrebbe aumentare, perciò il ricorso
a metodi contraccettivi appropriati dovrà essere discusso con il medico.
Raramente il tamoxifene produce effetti collaterali gravi, ma è possibile
la formazione di coaguli ematici nelle vene, specialmente nelle gambe, mentre
in un numero molto ridotto di donne il tamoxifene ha indotto un cancro dell'endometrio.
Il medico praticherà un esame pelvico, nonché una biopsia o altri
test all'endometrio per sorvegliarne le condizioni (fatta eccezione per le donne
che hanno subito un’isterectomia, cioè l'asportazione chirurgica dell'utero).
La rimozione delle ovaie allo scopo di ridurre il livello di estrogeni in donne
di giovane età provocherà una menopausa precoce, con effetti collaterali
più gravi di quelli indotti dalla menopausa naturale.
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11.
Come alimentarsi
Nei pazienti affetti da tumore
la perdita di appetito causata dalla sensazione di confusione emotiva e dalla
stanchezza può rappresentare un problema. Inoltre, i più comuni
effetti collaterali del trattamento antitumorale, quali nausea, vomito e dolore
alla bocca rendono difficoltoso alimentarsi. Per ovviare a questi inconvenienti,
il medico prescriverà farmaci adatti, in quanto una buona alimentazione
contribuirà a fornire energie e a migliorare le condizioni generali del
malato. L'accumulo di calorie e proteine, infatti, aiuterà a prevenire
cali di peso, a riguadagnare le forze e favorirà la ricostruzione dei
tessuti.
Medici, infermieri/e e dietologi vi spiegheranno gli effetti collaterali delle
varie terapie e vi suggeriranno come affrontarli.
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12.
Ricostruzione della mammella
Dopo una mastectomia, una delle
opzioni possibili per mantenere la forma originaria del seno è indossare
una protesi, oppure sottoporsi a chirurgia
ricostruttiva della mammella, contemporaneamente all'intervento di mastectomia
o successivamente. Ognuna di queste scelte presenta benefici e svantaggi, i
quali variano da paziente a paziente. E' importante però sapere che ogni
donna che ha subito una terapia antitumorale ha a disposizione diverse opzioni.
E' pertanto consigliabile consultare un chirurgo plastico, anche non si prevede
un intervento di ricostruzione a breve termine.
Le procedure di ricostruzione della mammella sono diverse: alcuni chirurghi
inseriscono protesi mammarie (saline o al silicone), altri utilizzano il tessuto
prelevato da altre parti del corpo. I dubbi sulla sicurezza delle protesi mammarie
al silicone ne hanno limitato l'applicazione, che avviene attualmente solo in
sede di studi clinici. Se siete interessate a farvi applicare protesi al silicone,
parlate al medico della possibilità di partecipare ad uno dei suddetti
studi. Il genere di intervento ricostruttivo dipende dall'età della paziente,
dalla corporatura e dal tipo di operazione chirurgica subita. Chiedete al chirurgo
plastico delucidazioni sui rischi e sui benefici di ogni tipo di ricostruzione.
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13.
Riabilitazione
La riabilitazione è una
parte fondamentale della terapia antitumorale. Gli sforzi di medici ed infermieri
mireranno a riportare il più presto possibile la paziente allo stile
di vita precedente al trattamento. Per ogni donna i tempi di recupero saranno
diversi, a seconda dell'estensione della malattia, del tipo di terapia seguita
e di altri fattori.
Dopo un'operazione di mastectomia, è consigliabile eseguire esercizi
per riacquistare la mobilità e la forza del braccio e della spalla e
attenuare il dolore e il senso di rigidità nel collo e nella schiena.
Gli esercizi, programmati in modo adeguato, dovranno cominciare non appena il
dottore si pronuncerà favorevolmente, spesso a circa un giorno dall'operazione.
Si inizierà con movimenti lenti, senza sforzarsi, addirittura rimanendo
a letto, e si procederà aumentandone gradualmente l'intensità
e continuando regolarmente fino a che gli esercizi diventeranno un'abitudine.
(Le donne sottoposte a mastectomia e contemporaneamente a chirurgia ricostruttiva
dovranno eseguire speciali esercizi, che il medico o gli infermieri provvederanno
ad insegnare).
Spesso l'insorgenza di linfoedemi dopo
l'operazione si può prevenire con determinati esercizi e tenendo il braccio
a riposo appoggiandolo sopra un cuscino. In caso questo disturbo si presenti,
il medico prescriverà esercizi e altri accorgimenti per risolvere il
problema, come ad esempio indossare manicotti o polsini elastici per migliorare
la circolazione della linfa. Altri approcci, come l'assunzione di farmaci, il
drenaggio linfatico manuale (massaggio) o l'impiego di una macchina che comprime
il braccio si riveleranno altrettanto utili. Contrariamente, il medico vi consiglierà
di rivolgervi ad un fisioterapista o ad uno specialista.
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14.
Follow-up
Una volta concluso il trattamento,
le pazienti vengono sottoposte a regolari esami di follow-up. Il medico effettuerà
approfonditi controlli periodici per verificare la presenza di recidive. Le
visite consisteranno nell'esame del seno, del torace, della zona ascellare e
del collo. Periodicamente, eseguirà una visita completa e una mammografia,
unitamente a test supplementari per alcune pazienti.
Se una donna è stata colpita da cancro alla mammella, è soggetta
ad un rischio elevato di sviluppare la malattia nell'altro seno. Eventuali cambiamenti
nella zona trattata o nella mammella non colpita dovranno essere comunicati
immediatamente al medico.
Inoltre, il medico dovrà essere messo al corrente del sopraggiungere
di altri disturbi fisici come dolori, perdita di peso o dell'appetito, irregolarità
del ciclo mestruale, perdite ematiche vaginali, vista offuscata, capogiri, tosse
o raucedine, mal di testa, mal di schiena o problemi digestivi inconsueti o
persistenti. Potrebbe trattarsi di sintomi di un ritorno del cancro o di altri
problemi fisici: l'importante è riferire le proprie preoccupazioni..
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[Glossario]
15.
Convivere con il cancro
La diagnosi di tumore alla mammella
può cambiare la vita di una donna e delle persone a lei care. Questi
cambiamenti potranno essere difficili da gestire. Le emozioni provate dalla
persona colpita e da familiari e amici saranno contrastanti e talvolta confuse.
A volte le pazienti e le loro famiglie si sentiranno spaventati, arrabbiati
o depressi: si tratta di reazioni normali al sopraggiungere di una grave malattia.
Molte donne trovano sollievo nel condividere i propri sentimenti con persone
care, sentendosi così più rilassate e permettendo agli altri di
mostrare la propria preoccupazione e offrire sostegno.
Può succedere che alcune donne guarite dal cancro temano che i cambiamenti
occorsi al proprio corpo durante la malattia influenzeranno non solo il loro
aspetto ma anche l'atteggiamento delle persone nei loro confronti, compresa
la vita sessuale. Molte coppie traggono benefici nel confidarsi le rispettive
preoccupazioni, riuscendo in tal modo a continuare una relazione serena ed intensa
anche durante il periodo della terapia. Altre coppie si rivolgono a personale
specializzato o a gruppi di sostegno.
I malati neoplastici si domanderanno con timore se potranno continuare a lavorare
e prendersi cura della famiglia o iniziare nuove relazioni. Altre fonti di preoccupazione
saranno gli esami clinici, la terapia, la degenza in ospedale o le spese da
affrontare. Medici, infermieri/e e personale specializzato cercheranno di fornire
informazioni chiare e precise su terapia e ripresa delle attività, lavorative
e non, per tranquillizzare le pazienti ed evitare confusioni e paure. Analogamente,
un colloquio con uno psicologo, un infermiere/a, un'assistente sociale, un esperto
di counselling, un volontario o un sacerdote si dimostrerà fruttuoso
per quan